febbraio 10, 2020

VERBENA OFFICINALIS: UTILIZZO, PROPRIETÀ E TRADIZIONE

La Verbena officinalis è una pianta erbacea perenne che appartiene alla famiglia delle Verbenaceae ed è volgarmente chiamata erba colombina o anche erba crocina.

Il suo habitat è ai margini delle strade e negli incolti, fino ai 1200 m di altitudine.

È una pianta con fusto alto 30-40 cm, ma che può essere anche più alto. Il fusto è quadrangolare, ruvido, pubescente, lignificato, ascendente e ramificato alla base oppure si può presentare eretto e ramificato in alto. Il rizoma è breve e fusiforme.

Le foglie sono opposte, le inferiori sono picciolate e con lamina crenata, le superiori sono sessili, crenate o intere; mentre le intermedie sono più grandi (lunghe 4-6 cm), pennatolobate o pennatifide e con alla base due lobi grandi, tanto che la foglia potrebbe apparire tripartita.

Tutte le foglie sono coriacee, grigio-verdi e dotate di peli e nervature sporgenti nella pagina inferiore.

I fiori di colore lilla sono riuniti in spighe terminali che si formano all’ascella di piccole brattee; il calice è tubuloso diviso in 4-5 denti, la corolla è pentamera. 

Il frutto è un tetrachenio, formato da 4 logge con un seme per ciascuna.

 

L’antesi avviene tra maggio ed ottobre e la droga è costituita dalle parti aeree fiorite.

La droga contiene glucosidi iridoici (che le conferiscono il sapore amaro), verbascoside, isoverbascoside, martinoside, verbenina, aucubina; olio essenziale (caratterizzato da citrale, limonene, geraniolo, verbenone), flavonoidi, triterpeni e fitosteroli (beta-sitosterolo, acido ursolico, lupeolo), polifenoli e mucillagini.

 

La Verbena è una pianta dalle molteplici proprietà: espettoranti, fluidificanti, emmenagoghe, galattogoghe, digestive, antifebbrifughe, antinevralgiche, calmanti a livello del sistema nervoso.

Può essere assunta in varie forme: come polvere 1-2 g per 3-5 volte al giorno come emmenagogo e galattagogo; in infuso 3 g ogni 100 ml di acqua dalle 2-4 tazze al giorno per avere un effetto espettorante, febbrifugo e antinevralgico. La tintura madre, dalle 30 alle 60 gocce 3 volte al giorno come emmenagogo e per favorire la lattazione nelle puerpere, 5-6 volte al giorno come espettorante, 100 gocce 1-2 volte al giorno come tonico nervoso in caso di depressione. Ha un impiego anche come topico in caso di lividi, ferite e reumatismi, in questo caso sono da applicare le foglie fresche peste sulla zona interessata.

 

La Verbena appartiene al numeroso gruppo delle “erbe magiche” di San Giovanni. Il suo uso tradizionale era associato ad altre piante (Maggiorana, Valeriana e Salvia) che raccolte la notte di San Giovanni, il 24 giugno, erano utili alla conquista del cuore di una donna ritrosa; bastava lanciare una manciata di queste erbe secche in direzione dell’abitazione dell’amata per vincere la sua resistenza. È per questo motivo che la Verbena è anche chiamata “herba veneris” ossia erba di Venere.

Era considerata anche simbolo di pace ai tempi degli antichi Romani, questo spiega perché per dimostrarsi concilianti e diplomatici gli ambasciatori di Roma si presentavano con un ramoscello di Verbena tra le mani.

Nella mitologia cristiana invece la Verbena era definita “erba croce“, si riteneva infatti fosse stata impiegata sulle ferite di Cristo crocifisso per fermarne il sangue, e da qui la credenza che chi raccoglie questa pianta deve prima benedirla.

 

ANJA LATINI

 Erborista iscritta al RNEP n. GLT0018S

 

 

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