Arnica montana

Nome Botanico: Arnica montana L.

Arnica Montana, la pianta ideale per i dolori muscolari, ottima per oleoliti ed infusi
Indice

L’Arnica è una specie erbacea perenne che presenta un rizoma molto profondo. Le foglie basali sono riunite a rosette intorno a un fusto ricoperto da peluria, alto fino a 50 cm. Presenta foglie caulinari opposte e più piccole rispetto a quelle basali. I fiori sono costituiti da capolini di colore giallo-arancio. I fiori ligulati (erroneamente chiamati petali) sono disposti in un unico ordine a raggiera, mentre i fiori tubolosi sono disposti al centro. Il frutto è rappresentato da un piccolo achenio di colore scuro provvisto di pappo per la dispersione dei semi ad opera del vento. In tutta la parte aerea della pianta sono presenti dei peli ghiandolari che contengono i principi attivi responsabili dell’attività terapeutica della pianta.

 

Storia e curiosità

L’Arnica viene chiamata volgarmente Tabacco di Montagna, perché in passato era utilizzata in sostituzione del tabacco dalle popolazioni di montagna. La sua origine si fa risalire alle praterie acide dell’Europa centro settentrionale. Attualmente la troviamo presente allo stato spontaneo soprattutto nelle aree settentrionali dell’emisfero boreale, ma vi sono alcune segnalazioni anche in ambienti più meridionali quali l’Italia del Sud ed in Portogallo. In Italia è frequente nelle zone alpine e pre-alpine dell’area nord orientale.

macerazione

Oleolito

Si utilizzano i capolini secchi che vengono lasciati a macerare per circa 21 giorni in olio vegetale in rapporto 1 a 5 (una parte di materiale vegetale in 5 parti di olio). Si raccomanda di utilizzare l’olio solo per uso esterno e su pelle integra.

Macerazione
macerazione

Infuso

Infondere per 5-10 minuti 2 g. di fiori essiccati in 100 ml di acqua bollente. Far raffreddare ed applicare sulla parte interessata anche più volte al giorno.

Macerazione

Clima e Terreno

L’Arnica è una pianta che normalmente cresce spontanea tra i pascoli alpini e sub-alpini di oltre 1000 metri s.l.m, caratterizzati da terreni leggeri ricchi di sostanza organica non completamente decomposta. I terreni ottimali hanno un pH acido (inferiore a 5.5). E’ una specie che tollera bene i freddi invernali.

 

Impianto e Propagazione

L’impianto si esegue di norma in primavera, ma nei climi più miti anche in autunno, su un terreno accuratamente preparato. La semina diretta è sconsigliata mentre si utilizzano principalmente piantine prodotte in semenzaio in contenitori alveolati. Per garantire la germinazione del seme è necessaria un trattamento di stratificazione (o vernalizzazione) a 5° C per una settimana. Ricordiamo che spesso i semi si trovano in stato di dormienza, ossia in uno stato fisiologico che, pur in condizioni favorevoli alla germinazione, sono incapaci di germinare. Uno dei trattamenti per superare la dormienza è la cosiddetta vernalizzazione che consiste nell’esporre dei semi dormienti a temperature variabili da +2° a +5 °C in condizioni umide e arieggiate per un periodo variabile a seconda della specie. Questa operazione simula l’azione che l’inverno esercita su alcuni semi.

Ancora in semenzaio bisogna fare attenzione all’acqua di irrigazione che deve essere povera in calcio per evitare fenomeni di clorosi nelle giovani piantine.  Il trapianto si esegue in primavera ma nei climi più miti anche in autunno, con una densità di impianto apri a 10 piante al m2. Puntualizziamo che il processo di messa a coltura dell’arnica non è sempre facile, forse attribuibile alle particolari esigenze pedoclimatiche e a frequenti attacchi fungini che ne determinano un elevata mortalità delle piantine appena trapiantate.

 

Durata della coltura

3-5 anni

 

Cure colturali

Bisogna fare attenzione nella fase di attecchimento delle plantule, intervenendo nel caso fosse necessario con irrigazioni di soccorso. Tuttavia negli ambienti in cui si coltiva l’Arnica, caratterizzati da periodi primaverili estivi piovosi, l’irrigazione non è quasi mai necessaria. La lotta delle malerbe viene eseguita mediante sarchiatura, oppure è possibile eseguire una pacciamatura sulla fila utilizzando film plastici opachi sulla fila.

 

 

Raccolta

La maggior parte del materiale vegetale utilizzato per il mercato erboristico proviene da raccolta spontanea (soprattutto nelle aree balcaniche); i prelievi massicci e intensivi della pianta hanno portato, tuttavia, la specie alla quasi scomparsa. La parte di interesse è costituita dai capolini, raccolti in piena fioritura nel periodo tra Giugno e Agosto. La fioritura a scalare e perciò di norma si esegue la raccolta manuale dei fiori ogni due settimane. Il primo anno culturale è rappresentato da una scarsa resa, il secondo e terzo anno la coltura è da considerare nella sua massima produzione, mentre negli anni successivi la produzione di capolini decresce fortemente.

Parti utilizzate

capolini

 

Proprietà ed impiego

Per uso esterno, è una delle piante officinali più conosciute per il trattamento di: contusioni, dolori articolari, edema con fratture, artriti, borsiti, dolori muscolari ed ematomi. L’Arnica agisce sul microcircolo, favorendo una migliore perfusione e drenaggio dell’area, contribuendo quindi al ricambio sanguigno, alla rimozione di metaboliti infiammatori e al miglioramento di stati infiammatori. Non ha una azione direttamente antidolorifica né contro le irritazioni e la sua azione è quindi più lenta.

Visto l’alto potere allergenico dei costituenti della pianta, è assolutamente sconsigliato l’uso su pelle lesionata. In genere, se l’utilizzo della pianta causa un aumento dell’irritazione, smettere subito.

L’uso esterno su pelle intatta è comunque molto sicuro.

E’ però una pianta “calda” per cui va usata per problemi articolari “freddi”, dolori che peggiorano con il movimento e migliorano con il riposo. Non è particolarmente efficiente nei casi di dolori cronici.

L’Arnica contiene delle molecole tossiche, i lattoni sesquiterpenici, che possono in alcuni casi provare delle irritazioni sulla pelle se non dermatiti. Per questo motivo se ne sconsiglia l’uso prolungato e su pelle lesa. L’uso interno è del tutto sconsigliato, è possibile assumerla solo sotto forma omeopatica secondo le opportune diluizioni.

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