ottobre 7, 2014

L’ARTIGLIO DEL DIAVOLO PER COMBATTERE I DOLORI ARTICOLARI

A causa del nome che viene attribuito a questa pianta, l’Artiglio del diavolo può sembrare uno di quei rimedi utilizzati da fattucchiere e stregoni, per compiere guarigioni misteriose e scacciare il malocchio!

 

In realtà l’Artiglio del diavolo altro non è che il nome volgare dell’Harpagophytum procumbens, pianta originaria dell’Africa sud-occidentale, diffusa principalmente nel deserto del Kalahari e nelle steppe della Namibia.
È una pianta erbacea, rampicante, appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae, ampiamente conosciuta nella fitoterapia moderna, per le sue proprietà antinfiammatorie ed analgesiche.
Il Nome “Artiglio del diavolo” è in riferimento ad appendici dure, appuntite, simili a degli artigli, presenti sulla superficie esterna dei frutti della pianta e che, se calpestate, costringono l’animale o l’uomo a “ballare una danza indemoniata” a causa del dolore provocato.

 

A differenza delle piante contenenti salicilati, le proprietà terapeutiche dell’Artiglio del diavolo sono da attribuirsi principalmente a un’altra classe di composti: gli iridoidi.
Tra questi, il principio attivo presente in maggiore quantità è l’arpagoside.

Questa classe di composti possono provocare irritazioni gastriche. Si consiglia perciò un utilizzo limitato nel tempo e viene sconsigliato a soggetti che soffrono di gastriti acute o ulcere peptiche.

Tuttavia non bisogna mai dimenticarsi della simultanea azione di tutti i principi attivi contenuti nel fitocomplesso, a cui si deve l’attività globale della pianta.

 

La droga è costituita dalle radici secondarie, ossia le esteroflessioni laterali che fuoriescono dalla radice e vengono impiegate principalmente per alleviare il dolore nei processi infiammatori a carico delle articolazioni.
I primi studi farmacologici pubblicati alla fine del ‘900 riguardano l’azione antiartritica dell’Artiglio del diavolo.

 

La pianta infatti, sarebbe in grado di ridurre il dolore che accompagna le patologie muscolo-scheletriche come forme lievi di artrite e artrosi, infiammazioni tendinee, lombalgie, mal di schiena e dolori cervicali.
Oltre ad alleviare i sintomi di queste patologie, quindi la sensazione di dolore, diversi studi in vitro e in vivo hanno dimostrato l’efficacia degli estratti di Artiglio del diavolo nel migliorare la mobilità articolare ed inibire il processo infiammatorio in corso.

 

In particolare, nell’infiammazioni a carico delle articolazioni e nell’artrosi (malattia degenerativa cronica delle cartilagini articolari), estratti di Harpagophytum sarebbero in grado di ridurre la produzione di enzimi degradanti la matrice della cartilagine.
In questo tipo di affezioni, oltre a contrastare l’infiammazione e calmare il dolore, è molto importante anche andare a migliorare la circolazione, per favorire un miglior apporto nutritivo al tessuto connettivale.

 

All’Artiglio del diavolo si possono associare anche altre piante officinali antinfiammatorie come la Spirea, il Salice, la Gaulteria e la Boswelia (Boswelia serrata L.).
Quest’ultima si è dimostrata altrettanto efficace nel trattamento dei dolori artrosici ma anche nelle forme più gravi come l’artrite reumatoide (tipo di artrite auto-immune).
Un’altra importante pianta è l’Equiseto (Equisetum arvense L.) che per la sua proprietà rimineralizzante va a completare e a rafforzare l’azione esercitata dall’Artiglio del diavolo sul tessuto cartilagineo e sulle articolazioni.

L’Equiseto, infatti, è un’importante fonte di silicio, un oligoelemento fondamentale per il tessuto osseo, in quanto contribuisce ad assicurare la solidità scheletrica, la plasticità della cartilagine, l’elasticità dei vasi e dei tessuti.

 

 

Infine, ma non meno importante, è il consiglio di praticare una buona depurazione, che come sappiamo è l’apripista ad ogni trattamento farmacologico e non, necessario per “preparare” il nostro organismo e renderlo più recettivo ai rimedi che vengono somministrati.
In questo caso molto utili possono essere tutte quelle piante che, oltre ad avere un’azione diuretica e detossificante, presentano anche un’azione uricolitica, ossia in grado di ridurre la concentrazione plasmatica di acido urico.
L’acido urico è un prodotto del metabolismo delle purine e degli amminoacidi.

Se questa sostanza non viene eliminata correttamente dai reni, essendo poco solubile in acqua, precipita e si accumula nelle articolazioni, nella cartilagine e nel tessuto connettivo.
Accumuli di acido urico sono una delle cause che determina l’insorgere di malattie artritiche e osteoarticolari.

Le piante che in questo caso presentano questa specifica azione sono il Frassino (Fraxinus excelsior L.), l’ Alchechengi (Physalis alkekengi L.), l’Ononide (Ononis spinosa (L.) Willd.) e la Betulla (Betula alba L.).

 

Come in ogni situazione, un grande contributo per risolvere questo tipo di disturbi viene dato anche da una corretta alimentazione (povera di purine ed alimenti acidificanti) e dall’attività fisica la quale rappresenta un’ottima medicina per far funzionare al meglio le articolazioni, a qualsiasi età!

Ricordiamo, così come per qualunque altra pianta, vi possono essere delle controindicazioni e delle avvertenze nell’utilizzo perciò è sempre bene rivolgersi ad una persona esperta in grado di consigliare il dosaggio e la modalità di assunzione.

 

Elisa Carnevale

 

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