dicembre 3, 2019

IPPOCASTANO: PER MIGLIORARE LA FUNZIONALITÀ DEL SISTEMA VENOSO

L’Ippocastano possiede questo nome perché deriva dal greco hippos = cavallo e castanum = castagno perché i Turchi davano da mangiare i semi della pianta ai loro cavalli per guarirli dalla tosse, mentre aesculus significa esca, cioè nutrimento.

 

Aesculus hippocastanum è un albero di grandi dimensioni, che può addirittura superare i 30 m di altezza, molto elegante; è per questo che viene coltivato e utilizzato come pianta ornamentale per parchi e giardini ampi. Il suo habitat naturale è la penisola balcanica e le sue origini dall’Asia minore, ma oggi è diffuso in tutta l’Europa centrale e meridionale; cresce fino a 800 m di altitudine e la sua fioritura avviene rapidamente (3 o 4 settimane) nel periodo tra primavera e inizio estate.

Le foglie sono lungamente picciolate, caduche, palmate e composte da 7-9 foglioline verde intenso, opposte due a due e con margine dentellato, nervatura ben marcata.

I fiori sono ermafroditi costituiti da un piccolo calice a 5 lobi una corolla a 5 petali bianchi con sfumature rosse e gialle, organizzati con un’infiorescenza a pannocchia; mentre il frutto è una capsula verde, tonda e carnosa, ricoperta di aculei, contenente 2-3 semi di colore marrone, simile al frutto della Castanea sativa, ma di dimensioni maggiori, che le conferisce il nomignolo di “castagna dell’India”.

 

Della pianta si utilizzano i semi, i frutti, la corteccia dei giovani rami ed i giovani getti.

Frutti e semi si raccolgono in autunno, cioè a completa maturazione, quando è il momento della caduta dall’albero, si tagliano a metà e si essiccano.

I semi contengono escina, criptoescina, argirescina, proantocianidine (o leucocianidine), tannini, glucosidi di quercetina e kaempferolo, allantoina ed esculoside; mentre i frutti contengono frassina, acido tannico, saponine, pectine, esculetolo.

Frutti e semi hanno proprietà decongestionanti, astringenti, vasocostrittrici, antivaricose, toniche. In particolare l’escina riesce a sigillare la parete vasale riducendo la permeabilità vascolare ed è in grado di inibire gli enzimi elastasi e ialuronidasi, deputati alla degradazione dei proteoglicani, ovvero i costituenti dell’endotelio dei capillari, con il risultato di un rafforzamento di questi ultimi.

 

La corteccia dei rami si raccoglie in primavera da rami di 2-3 anni, tagliandoli a pezzi di 3-5 cm e facendoli essiccare. Essa contiene acido esculitannico, argirescina, esculina, esculetina, frassina, frassetina, scopoletina, quercetina, tannini.

La corteccia ha proprietà febbrifughe, vasocostrittrici e tonico-astringenti.

 

I giovani getti e le gemme contengono escine, criptoescina, argirescina, protocianidine, leucocianidina, tannini, glicosidi di quercetina e kaempferolo, allantoina ed esculoside.

Queste parti della pianta si utilizzano per ottenere il macerato glicemico impiegato come antiedemigeno e vasoprotettivo; vasotonico utile nei traumi che coinvolgono i vasi, le emorroidi e tutte le sindromi varicose.

 

L’ippocastano si può assumere sia per via interna che topica.

 Alcuni esempi:

Decotto della corteccia: bollire 5 g in 100 ml di acqua per 15 minuti, poi tenere in infusione altri 10 minuti e assumere una tazza per 2-3 volte al giorno;

Tintura Madre della corteccia: assumere 20-40 gocce per 2-3 volte al giorno prima dei pasti per periodi di 10-15 giorni ;

Estratto fluido dei semi: 10-15 gocce per 2-3 volte al giorno (emorroidi e problemi vascolari);

Macerato glicerico: 40-60 gocce da 3-5 volte al giorno in caso di emorroidi, flebiti, tromboflebiti;

Decotto della corteccia al 6% per impacchi antireumatici;

Decotto di frutti e semi all’8% per impacchi antiemorroidari. 

A parte per il macerato glicerico, si consiglia l’assunzione a stomaco pieno in quanto la presenza di saponine può portare a irritazioni della mucosa gastrica.

 

Secondo una credenza popolare bastava portare in tasca o mettere sotto al cuscino qualche frutto di Ippocastano per proteggersi tutto l’inverno dai malanni di stagione.

 

ANJA LATINI

 Erborista iscritta al RNEP n. GLT0018S

 

 

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