dicembre 5, 2018

IL MIELE, NETTARE DEGLI DEI

 

La storia del miele inizia così… le api bottinatrici si occupano della raccolta del nettare, volando di fiore in fiore, rimanendo fedeli alla medesima specie botanica, fino al completo carico. La soluzione zuccherina viene immagazzinata nella loro borsa melaria, che si riempie dopo numerose visite ai fiori.

Per produrre 1 kg di miele, le api devono visitare un milione di fiori.

 

Quando l’ape bottinatrice ritorna al nido, dona il suo carico alle api magazziniere, le quali si occupano della trasformazione del nettare in miele. La goccia di nettare viene passata rapidamente, da un’ape all’altra, concentrata e arricchita da secrezioni ghiandolari ricche di enzimi (diastasi e invertasi).

Il prodotto finale è una sostanza predigerita e quindi assimilabile, che viene poi deposta negli alveoli dell’arnia, dove le api operaie battono le ali per garantire la ventilazione ed eliminarne l’acqua in eccesso.

Dopodiché le api procedono alla chiusura degli alveoli (opercolatura) con la cera, per impedire la fermentazione del miele. Gli imenotteri riempiono in questo modo il proprio nido e i melari con le scorte necessarie per la famiglia.

 

Un altro prodotto bottinato dalle api è la melata, un liquido zuccherino che ricopre le foglie di alcuni tipi di alberi (larice, frassino, abete, pino, quercia, acero), ed è escreta da alcuni insetti (cocciniglie e afidi) che si nutrono della linfa di queste piante.

Le melate sono ricche di acidi amminici e oligoelementi e la loro consistenza è densa, aromatica e resinosa.

 

La raccolta del miele ha luogo in epoche variabili, a seconda della fioritura, della regione e delle condizioni climatiche (in Italia dura da fine maggio a fine ottobre). L’apicoltore lascia nell’arnia un’adeguata quantità di miele per le api, ed estrae i telaini dei melari che porta presso il proprio laboratorio. Qui rimuove la cera degli opercoli e li inserisce nello smielatore. Con questo strumento, grazie alla forza centrifuga che si crea all’interno, il miele esce dagli alveoli. Si procede poi alla filtrazione e alla decantazione realizzata con i maturatori (contenitori in acciaio); e al successivo confezionamento. Molto apprezzato è anche il miele presentato al consumatore, in favo.

 

Nel miele troviamo fruttosio, glucosio, saccarosio, maltosio e altri zuccheri; sostanze aromatiche, acidi organici e inorganici, tra cui acetaldeide, acido acetico e formico.

Contiene proteine, tutti gli amminoacidi essenziali, vitamine B1, B2, B6, biotina, acido pantotenico, vitamine C, E, K; sali minerali quali sodio, potassio, magnesio e calcio. Tra gli oligoelementi: ferro, manganese, rame, cromo, nichel, litio, zinco, cobalto.

Contiene fattori ormonali quali steroidi; e anche acetilcolina, antibatterici (pinocembrina), antibiotici ed enzimi.

 

Il miele è utile in caso di anoressia, stanchezza, convalescenza, astenia profonda; agli atleti, in caso di surmenage psicofisico e in caso di demineralizzazione-ipocalcemia (il calcio contenuto è infatti biodisponibile). Inoltre stimola la secrezione biliare e facilita la digestione, aiuta nella disintossicazione epatica ed è molto efficace nella medicazione delle ferite (è antibatterico, grazie ad un pH basso e ad un’alta osmolarità, condizioni difficili per i batteri), aiuta la rigenerazione cutanea ed è anallergico. È antinfiammatorio, grazie ai flavonoidi contenuti, depurativo grazie all’elevato contenuto di fruttosio (soprattutto nel miele di acacia) che aiuta i meccanismi energetici del fegato. Grazie alla sua igroscopicità (attrae l’acqua), è un efficace lassativo, e inoltre regola la flora batterica dell’intestino.

 

MARA GASPARI

 

 

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