settembre 6, 2021

EDERA: UNA RAMPICANTE TONIFICANTE

L’Hedera helix, comunemente chiamata Edera è una liana sempreverde i cui rami sterili, con l’aiuto di radici avventizie brevi e fitte, sono in grado di arrampicarsi su muri, rocce e alberi per altezze che possono raggiungere i 10 m.

 

Caratteristiche botaniche:

I rami fioriferi sono eretti e senza radici.

Le foglie sono coriacee, di grandezza variabile (5-10 cm x 5-8 cm); quelle dei rami sterili sono verdi scure, spesso con venature chiare; hanno 3-5 lobi triangolari, più o meno profondi; il terminale sempre più grande dei laterali. Le foglie dei rami fertili sono intere, ovato-romboidali e acuminate. Il fenomeno in cui nella stessa pianta le foglie presentano diversa forma si chiama eterofillia.

I fiori sono riuniti in ombrelle semplici terminali, che possono essere solitarie o riunite in pannocchie. Il calice ha 5 denti piccoli; i petali della corolla sono 5, piccoli e verdicci; gli stami sono 5; e l’ovario è infero, costituito da 3 carpelli e sormontato da un disco nettarifero.

Il frutto è una drupa nera a 3 noccioli con endocarpo sottile.

I semi sono oblunghi, rugosi e rossicci.

 

L’Edera è considerata erroneamente una pianta parassita in grado di succhiare la linfa delle piante tramite le radici avventizie; queste invece hanno esclusivamente una funzione di sostegno.

L’Edera contribuisce alla selezione naturale del bosco quando “abbraccia” i tronchi, con il suo peso, appesantisce e fa cadere gli alberi meno resistenti e già malati, accelerando il rinnovo del bosco e il completamento del ciclo biologico.

 

Essa è presente su tutto il territorio italiano, da 0 a 1450 m s.l.m., è una pianta ubiquitaria, invasiva, che preferisce i luoghi freschi, umidi ed ombrosi.

Fiorisce in settembre-ottobre ed i frutti, che sono velenosi per l’uomo e innocui per gli uccelli, maturano in febbraio-marzo.

La droga è rappresentata dalle foglie, anche se come rimedio meno conosciuto si utilizzano anche le bacche.

Le foglie contengono diversi composti fenolici, flavonoidi (rutoside, nicotifloroside), acido caffeico e clorogenico, e soprattutto saponosidi triterpenici a struttura pentaciclica (ederacosidi).

Le saponine sono sostanze schiumogene in soluzione acquosa, possiedono cioè proprietà surfattanti. Esse sono infatti molecole piuttosto grandi, con una estremità lipofilica ed una idrofilica. Quando sono in acqua si allineano perpendicolarmente alla superficie, con l’effetto di ridurre la tensione superficiale dell’acqua e di formare della schiuma.

Esse hanno proprietà balsamiche, antipertosse, espettoranti, emmenagoghe, antipertensive ed emolitiche. 

Trovano impiego anche ad uso esterno per le loro proprietà detersive, revulsive, antinevralgiche, antireumatiche e antiulcerose.

Una preparazione molto utilizzata è la tintura madre, utile come antiedemigena, antalgica, espettorante, batteriostatica, antimicotica.

Le bacche hanno proprietà emetica e catartica; vanno utilizzate con molta cautela perché la loro attività è accentuata.

Usare cautela anche con le foglie per evitare irritazioni, per via dell’attività intensa delle saponine.

 

L’Edera è una delle piante utili per combattere gli inestetismi della cellulite e gli inconvenienti della pelle grassa. L’estratto di Edera, ha una spiccata azione cosmetica tonificante su tutte le parti del corpo che tendono a rilassarsi e a perdere tono, l’azione astringente, favorisce il riassorbimento dei liquidi.

È indicata per ridare tono ai piedi stanchi utilizzando le foglie per un pediluvio.

Tradizionalmente si utilizzava per ridare colore ad indumenti neri scoloriti, immergendo i panni in un’infusione preparata con 40 foglie e un litro d’acqua, lasciandoli per circa 2 ore prima di risciacquarli.

Per rendere lucidi i capelli scuri usare, mescolato all’acqua del risciacquo, un decotto di 3-4 foglie per ogni dl di acqua.

Per la tosse si prepara un infuso al 2% delle foglie, mentre il decotto all’1% delle foglie, è in grado di bloccare la secrezione lattea.

 

Nell’antichità l’Edera era uno dei simboli del dio greco Dioniso (il nostro Bacco). Il mito narra che la pianta comparve subito dopo la nascita di Dioniso per proteggere il bambino dalle fiamme che bruciavano il corpo della madre dopo essere stata colpita da un fulmine lanciato da Zeus. La pianta avvolse anche tutta la casa, attenuando le scosse di terremoto che aveva accompagnato il fulmine, proteggendo ulteriormente il piccolo Dioniso.

 

ANJA LATINI

Erborista iscritta al RNEP n. GLT0018S

 

 

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