febbraio 8, 2019

DAI FIORI DI HIBISCUS: I BENEFICI DEL KARKADÈ

 

Il bellissimo fiore di Ibisco, o Hibiscus sabdariffa appartiene alla famiglia delle Malvaceae; vi sono oltre 300 specie che fanno parte del Genere. È una pianta diffusa in tutti i continenti, anche se è originaria dell’India e della Malesia e successivamente venne importato anche in Africa.

Vegeta molto bene nei climi umidi e caldi e la coltivazione avviene per semina o talea nel periodo di settembre-ottobre; l’antesi avviene a marzo mentre i frutti sono pronti intorno al mese di maggio.

 

È una pianta annuale, erbacea che cresce fino all’altezza di 2 metri; ha fusto sottile e ramificato; le foglie sono grandi dai 7 ai 15 cm, sono alterne, intere da piccole lobate quando la pianta diventa adulta, verdi con venature rosse, dotate di picciolo. I fiori, che sono la parte della pianta più vistosa, sono ascellari e hanno un calice pentamero gamosepalo e corolla campanulata con colori sgargianti variabili dal giallo al rosso, gli stami sono concresciuti e pentameri mentre l’ovario e diviso in 5 loculi e munito di 5 branche stilari. Il frutto è una caspula a 5 valve, carnosa e di colore rosso acceso.

 

La droga dell’Ibisco è costituita da calice e calicetto del fiore.

I componenti principali della droga sono gli acidi organici, acido citrico, tartarico e malico, il cui contenuto varia dal 15 al 30%. Inoltre la droga contiene l’acido d’ibisco, ossia il lattone dell’acido alloidrossicitrico; i petali contengono un flavonolglucoside, l’ibiscritina, che produce un aglicone cristallino, l’ibiscetina, antociani tra cui la delfinidina-3-xilosilglucoside o ibiscina, polisaccaridi mucillaginosi e pectine.

 

Dall’infusione dei calici dei fiori, si ottiene un infuso di colore rosso rubino, acidulo, che si beve come rinfrescante e dissetante. Questa bevanda è conosciuta con il nome di karkadè, parola di origine eritrea, che si diffuse in Italia durante il triste periodo del fascismo, quando il Governo di allora impose sanzioni sulle importazioni per agevolare l’utilizzo di prodotti nazionali o importati dalle colonie; fu allora che il karkadè sostituì il tè, ma poi nel dopoguerra cadde nell’oblio anche perché associato al regime fascista.

L’acido citrico, responsabile del sapore acidulo è il componente che aiuta nelle funzioni digestive, rendendo la bevanda rinfrescante e coadiuvante nei periodi di calura, in quanto aiuta a incrementare l’afflusso di sangue a livello del derma e dilatare i pori. Gli antociani, che invece conferiscono il colore rosso alla pianta, si rivelano utili nelle problematiche legate ad una diminuzione della resistenza ed aumento della permeabilità dei capillari, e nell’insufficienza venosa. Inoltre la presenza di mucillagini rendono la droga leggermente lassativa, utile quindi in caso di stipsi, ma hanno anche proprietà antiflogistiche sia per uso interno (acidità gastrica, tosse) che per uso esterno (eczemi o arrossamenti cutanei). Essendo una pianta diuretica è indicata anche in caso di ipertensione.

È possibile impiegare l’Ibisco in tisana, ma anche come estratto secco o tintura madre.

La pianta non ha controindicazioni né interazioni specifiche con farmaci.

 

La bellezza dell’Ibisco ha reso famosa questa specie botanica, il suo fiore infatti è stato rappresentato spesso dall’artista Gauguin; nei suoi quadri, ambientati a Tahiti. Molte ragazze sono state rappresentate con l’Ibisco tra i capelli, che se poggiato sull’orecchio sinistro stava a simboleggiare la loro disponibilità, mentre se il fiore era posto a destro sia la ragazza che il suo ragazzo davano segno di essere impegnati.

 

ANJA LATINI

 Erborista iscritta al RNEP n. GLT0018S

 

 

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