ARTEMISIA ABSINTHIUM: STORIA, PROPRIETÀ E TRADIZIONE
erbe spontaneeestrazionefoglieliquoreolio essenzialepiante officinalisostanze tossichetradizione erboristicatradizioni popolari
L’Artemisia absinthium è una composita diffusa in Europa, Africa settentrionale e Asia occidentale. La troviamo spontanea nella fascia mediterranea fino alla zona subalpina e l’antesi avviene tra luglio e settembre.
In Italia vegeta in terreni aridi e sassosi, da 0 a 1000 metri di altitudine ed è assente nelle isole.
L’Artemisia è un’erba perenne con rizoma ramificato; ha fusti che arrivano ad altezze di circa 1 m e sono anch’essi ramificati. Le foglie superiori sono più piccole e meno divise. Il fusto termina in una grande pannocchia con capolini a forma rotondeggiante della grandezza di 2-4 mm di diametro; i fiori sono di colore giallo e tutti tubulosi, gli interni ermafroditi e i periferici femminili. Il ricettacolo è ricco di peli. I suoi frutti, acheni, sono piccoli, grigi e senza pappo.
Tutta la pianta è ricoperta di peli fitti, lunghi fino a 1 mm che conferiscono alla pianta stessa un colore serico-argenteo.
La droga è rappresentata dalle foglie e dalle sommità fiorite che esprimono il loro tempo balsamico in piena maturità. La droga contiene olio essenziale (tujone, azulene, fellandrene e pinene), lattoni sesquiterpenici, glucoside amaro absintina, resina e acidi organici.
Il titolo dell’estratto non deve essere inferiore ai 2 mg/kg di essenza ottenuta tramite distillazione in corrente di vapore, e deve avere un potere amaricante non inferiore alle 250 unità.
L’Artemisia stimola la secrezione cloropeptica; è emmenagoga, vermifuga e febbrifuga. Viene quindi consigliata in caso di problemi digestivi, inappetenze, insufficienza mestruale, febbre, ascaridi e ossiuri. È sconsigliata sia in gravidanza che nel periodo dell’allattamento.
Il prodotto più noto dell’Artemisia absinthium è il liquore che se ne ricava, chiamato assenzio o Absinthe, che grazie al suo sapore amaro è diventato l’archetipo dell’amarezza.
In realtà il liquore e l’olio essenziale sono a piccole dosi stimolanti e tonici, ma a dosi maggiori risultano essere tossici, per la presenza del tujone, responsabile dell’azione epilettogena e attiva sui centri nervosi.
Infatti l’uso prolungato del liquore assenzio potrebbe provocare l’absintismo cronico, ovvero una situazione in cui si avvertono vertigini, nausea, fremiti muscolari, che partono dal collo e poi si dipartono in tutto il corpo fino ad arrivare a vere convulsioni, sensazione a cui si aggiunge uno stato di ebbrezza; e poi abusandone per lungo tempo si potrà arrivare a paralisi, turbamenti delle facoltà mentali, allucinazioni e delirio maniacale.
La bevanda d’assenzio è una distillazione ottenuta in alcool di 60-70°, di diverse qualità di Artemisia ( A. absinthium, A. pontica), di Badiana o Anice stellato (Illicium verum), Calamo amaro (Acorus calamus), Angelica (Angelica archangelica), semi di Cumino (Cuminum cyminum), Origano volgare (Origanum vulgare), Dittamo cretese (Origanum dictamnus) e spesso anche Menta (varie specie), Melissa (Melissa officinalis) e Finocchio (Foeniculum vulgare) e con l’aggiunta finale di Anice comune (Pimpinella anisum).
Il liquore d’assenzio è di colore verde, si intorbida e diventa lattiginoso se si aggiunge acqua ed è per questo che viene denominato la Fata Verde.
La sua storia è legata al periodo bohèmien ed è anche presente nelle opere di molti pittore dell’epoca: Manet nel “Bevitore d’assenzio”, Degas ne “L’assenzio”, Lautrec che ritrasse il collega van Gogh, grande consumatore del liquore.
Curiosità: Nei riti sacri degli antichi Romani questa pianta era considerata molto importante tanto che, durante le Feriae Latinae (festività che si svolgeva a primavera) il vincitore delle gare che si svolgevano fra le quadrighe sul Campidoglio, riceveva come bevanda l’assenzio (si estraeva dalla pianta) come simbolo onorifico di salute.
Ma è stata considerata anche simbolo di sventure: Geremia profetizza la punizione che il Signore imporrà al popolo di Israele, colpevole di aver abbandonato la legge, affermando: “Ecco farò loro ingoiare assenzio e bere acque avvelenate, perché dai profeti di Gerusalemme l’empietà si è sparsa su tutto il paese”.
Il genere Artemisia comprende molte altre specie; le più utilizzate sono A. abrotarum, A. vulgaris (si utilizza per produrre il liquore Vermouth), A. pontica, A. vallesiaca, A. coerulescens, A. verlotiorum, A. annua (importante azione antimalarica), A. dracunculus o Estragolo e A. glacialis detto Genepì.
ANJA LATINI
Erborista iscritta al RNEP n. GLT0018S
Altri articoli che potrebbero interessarti:
Piante medicinali: rimedio o veleno?
Piante aromatiche e medicinali: la conservazione