agosto 6, 2019

ARNICA MONTANA: CONTRO EDEMI, CONTUSIONI E DOLORI ARTICOLARI

L’Arnica montana è una specie botanica erbacea che vegeta sui monti europei, nei pascoli alpini e sull’Appennino settentrionale. Appartiene alla famiglia delle Composite e l’etimologia del nome del suo genere deriva da Arnikos, che significa pelle di agnello, grazie alla morbidezza e sofficità delle sue foglie.

 

L’Arnica è una specie protetta, che riesce ad adattarsi ad un’ampia varietà di terreni; attecchisce bene con l’adeguata umidità, ma vegeta anche su terra povera e molto acida.

Viene coltivata con buoni risultati in una miscela di terriccio argilloso, torba e sabbia. Si propaga per seme o tramite divisione della radice in primavera. La raccolta del fiore avviene in piena fioritura, al mattino, in genere nel mese di Luglio.

 

Il fusto è alto circa 15-20 cm, quasi sempre semplice, dotato di peli e ghiandole, su cui sono inserite alla base una rosetta di foglie più grandi, oblunghe ed ellittiche e a metà altezza una coppia più piccola di foglie opposte bratteiformi all’altezza di metà fusto. Il capolino è quasi sempre solitario oppure è accompagnato da altri due all’ascella delle ultime due brattee. La grandezza del capolino va dai 5 agli 8 cm; i fiori del raggio sono ligulati, di colore giallo-arancio mentre quelli del disco sono tubulosi (sempre gialli). L’ovario è dotato di un pappo bianco-grigio che cresce con lui. Il frutto è un achenio pubescente di colore bruno che possiede brevi peli chiari. Il rizoma è bruno rossiccio, cilindrico e lungo 5-6 cm, largo 3-5 mm, mentre le radici sono bruno-rossicce e sottili.

 

La droga dell’Arnica è costituita principalmente dalle infiorescenze intere e miste di fiori staccati, ma anche dalle radici. I principi attivi che contiene la droga sono flavonoidi (astragaloside, isoquercitroside) e lattoni sesquiterpenici.

 

L’Arnica viene impiegata per uso salutistico da innumerevoli anni e il suo successo nell’uso tradizionale ha trovato conferma anche negli utilizzi erboristici odierni. È un ottimo rimedio contro ecchimosi e contusioni, perché ha proprietà antinfiammatorie ed è in grado di regolarizzare la circolazione periferica.

È impiegata per alleviare dolori muscolari, soprattutto dopo l’attività fisica, ma anche utile contro dolori reumatici articolari, ponfi dovuti a vaccini o punture di insetti. Si utilizza sulla pelle sotto forma di pomate, creme, unguenti e gel; oppure sotto forma di tintura madre applicata tramite impacchi. L’unica accortezza è quella di utilizzare l’Arnica su pelle integra, cioè priva di abrasioni, ferite o ulcere, in modo da evitare la penetrazione di principi che potrebbero essere tossici (lattoni sesquiterpenici). L’uso interno della pianta è sconsigliato a causa degli stessi principi attivi tossici.

È importante ricordare che l’uso dell’Arnica in ambito fitoterapico non deve essere confuso con le preparazioni omeopatiche a base di Arnica, le quali contemplano anche l’utilizzo per via orale.

 

Una leggenda legata all’Arnica vuole che un uomo tanti secoli fa, si sposasse con una donna bellissima, che acconsentì alle nozze solo in cambio della promessa che i suoi capelli formati da raggi di sole, non venissero mai toccati. Da questo matrimonio nacquero tre figli. Una sera, spinto dalla tenerezza, l’uomo accarezzò la testa della moglie che scomparve. La donna, sotto forma di spirito tornava solo per sbrigare le faccende di casa. Una sera una delle figlie decise di chiedere aiuto ad una strega che le diede una formula per far tornare la madre in carne ed ossa. Durante il tragitto dell’incantesimo, i capelli della donna caddero tutti, dando vita all’Arnica, e lasciando il posto a dei normali capelli da umana.

 

ANJA LATINI

Erborista iscritta al RNEP n. GLT0018S

 

 

Maggiori informazioni su:

Arnica (Arnica montana L.): coltivazione, trasformazione e utilizzo 

 

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