settembre 5, 2018

MITO, STORIA E TRADIZIONE DELL’EQUISETO

Equiseto: pianta preistorica e alleato prezioso in numerose preparazioni fitoterapiche.

L’Equiseto è l’unico discendente delle piante giganti simili alle felci ed è un organismo che, grazie ad alcuni ritrovamenti di resti fossili, si è attestato fosse già ampiamente diffuso in epoca paleozoica, vale a dire quasi 345 milioni di anni fa.

Il suo nome scientifico “Equisetum arvense“ deriva dal latino equus: cavallo e saeta: setola, crine, perché la pianta adulta ricorda proprio la coda del cavallo ed infatti è anche conosciuta con il nome “coda cavallina” ; arvense deriva da arvum: campo, in relazione al fatto che la pianta cresce in zone campestri e non è infrequente trovarla su terreni umidi e incolti, lungo fossati e scarpate.

Altro nome attribuito a questa antichissima pianta è “erba del diavolo” infatti si narra che un giorno il diavolo, osservando la grande quantità di fiori e piante che Dio aveva creato, pensò di crearne una anche lui, convinto che non fosse complicato. Il diavolo unì parti di piante già esistenti e si presentò a Dio, il quale, accortosi dell’inganno, decise di lasciare in vita quella pianta, donando alla natura una nuova specie.

 

Le sue proprietà benefiche sono note fin dall’antichità. Si narra che 5000 anni fa i Sumeri ne facessero uso per curare edemi e ferite subite in battaglia. Inoltre era utilizzata nell’antichità per lucidare i legni ed i metalli grazie alla superficie ruvida delle sue foglie. A tale scopo veniva anche commercializzata sotto forma di polvere finissima per forbire le casseruole e per pulire le delicate opere di legno o di metallo degli artigiani.

 

Fin dai tempi antichi le citazioni per l’utilizzo di Equiseto lo descrivono come una pianta fondamentale per la salute e le fonti principali risalgono ai tempi di greci e romani.

Come sempre, prima di procedere con i diversi usi fitoterapici è bene parlare dell’aspetto botanico.

L’Equiseto è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Equiseteceae e alla divisione delle Pteridofite (piante senza fiori, frutti o semi). Originaria dell’Europa, in Italia è comune dalla regione mediterranea a quella subalpina, lungo le sponde di corsi d’acqua, in terreni pietrosi, incolti e umidi. Possiede un lungo rizoma strisciante, da cui si originano i fusti sterili e fertili alti 15-30 cm, privi di clorofilla e di colore bianco-gialliccio alla base e bruno-rossiccio superiormente, al cui apice si formano le spighe ovali che contengono le spore per la riproduzione. Gli equiseti fanno parte, assieme alle felci, delle “crittogame vascolari” che, pur risultando prive di fiori e di semi, sono provviste di radici e fronde differenziate; in esse la propagazione avviene per mezzo di spore che si formano negli sporangi.

 

Quando si raccoglie?

I fusti sterili si raccolgono a primavera inoltrata o d’estate, quando sono ormai ben sviluppati e cosi consistenti, tagliandoli 5 – 10 cm al di sopra del terreno.

 

Come si conserva?

Gli steli si essiccano al sole oppure in forno e si conservano in luoghi secchi ed asciutti ponendoli all’interno di sacchi di carta o di tela.

 

Le speciali proprietà dell’Equiseto…

Pianta medicinale molto antica, conosciuta dai farmacisti del Medioevo, l’Equiseto svolge un’importantissima azione remineralizzante per l’intero organismo. Ricca di acido salicilico che contribuisce ad aumentare l’elasticità dei tessuti e partecipa alla ricostruzione dello scheletro, rendendosi così utile nella cura di fratture ossee, e svolgendo inoltre un’ottima azione cicatrizzante e astringente. Per via interna è un potentissimo diuretico e depurativo, aumenta infatti il volume delle urine in caso di ritenzione idrica e idropisia; svolge un’azione antiemorragica in caso di emorragie di qualsiasi natura (emorragie da ulcere, mestruazioni troppo abbondanti, emorragie emorroidali e uterine ed epistassi). Possiede inoltre particolari proprietà emopoietiche, cioè è in grado di stimolare la produzione di globuli rossi e bianchi, molto utile in caso di infezioni e malattie in corso.

 

equiseto 10

I consigli dell’erborista. Concludiamo con alcuni rimedi “fai da te”:

Un ottimo ricostituente rimineralizzante: mescolare un cucchiaino di polvere di equiseto con mezzo cucchiaino di miele. Assumerlo prima dei pasti principale. La cura deve durare almeno un mese.

 

Dopo shampoo per rinforzare i capelli: far bollire 50 g di Equiseto in 2 litri di acqua calda per 10 minuti. Filtrare e usare con l’acqua del risciacquo.

 

Per formare il callo osseo nelle fratture: far bollire 4 cucchiai colmi in un litro di acqua fredda per 5 minuti. Filtrare e bere a sorsi durante il giorno, La cura va continuata sino alla formazione del callo.

 

Un bagno contro la ritenzione idrica: far bollire 30 g di equiseto in 2 litri di acqua fredda per 15 minuti. Filtrare e versare nell’acqua della vasca. Il bagno deve durare per 20 minuti. Se ne possono fare 2-3 alla settimana.

 

Un diuretico efficace: versare 2 cucchiai in mezzo litro di acqua calda e far bollire per 5 minuti. Filtrare e berne una tazza al mattino a digiuno ed una alla sera prima di dormire. E’ anche un valido emostatico.

 

Nelle epistassi: versare 1 cucchiaio di pianta in un quarto di acqua calda e bollire per 5 minuti. Filtrare e berne la metà. Con il restante liquido fare dei lavaggi interni con una piccola peretta di gomma.

 

Concludiamo con una ricetta culinaria…

I fusti fertili di equiseto vanno raccolti quando sono più succosi, togliendo la spiga terminale e le guaine intercaulinari. Si puliscano con attenzione lasciandoli a bagno in acqua e limone per qualche ora. Poi vengono cotti e consumati come gli asparagi, pur possedendo un sapore decisamente diverso.

 

POLPETTINE GRATINATE DI EQUISETO

 Ingredienti:

  • 400 grammi di fusti fertili giovanissimi di equiseto
  • 200 grammi di ricotta
  • 1 cucchiaio di formaggio grattugiato
  • 6 cucchiai di pangrattato
  • 1 spicchio d’aglio
  • Uova
  • Sale
  • Peperoncino
  • Burro

Procedimento:

Raccogliete, pulite, lavate 400 grammi di fusti fertili giovanissimi di equiseto; cuoceteli al dente in acqua, scolateli, tritateli; aggiungete 1 spicchio d’aglio tritato, 200 grammi di ricotta, 1 cucchiaio di formaggio grattugiato, 6 cucchiai di pangrattato, sale q.b., a piacere, il peperoncino e le uova quante servono per ottenere un impasto lavorabile. Fatene delle polpettine schiacciate che si immergono in acqua bollente per 3 minuti, quindi scolate, lasciate sgrondare, mettetele in una pirofila imburrata, guarnitele con riccioli di burro e passate la pirofila al forno a gratinare. Servitele calda.

 

 

Dott.ssa DI LEVA LUISANA

 

Maggiori informazioni su:

Equiseto (Equisetum arvense): scheda completa della pianta

 

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